BELLUNO - Le temperature continuano a restare abbondantemente sopra lo zero, anche a 2.000 metri. E gli impiantisti guardano sempre più disperati alle previsioni meteo per salvare in extremis il Natale. Possibilità? Poche, ma ci sono, visto che i centri di calcolo europei avrebbero fiutato una possibile svolta invernale anche sul nostro Paese. E non sarebbe male, dato che le due settimane delle festività rappresentano circa il 50% del giro d'affari invernale.

Ciò detto, tremano in particolare le piccole stazioni sciistiche a bassa quota che, anche in totale assenza di precipitazioni, faticano a produrre neve. Il Nevegal in quest'ottica è solo la punta dell'iceberg. Perché il problema, che va di pari passo con i cambiamenti climatici in atto, rischia di portare alla scomparsa delle attività sciistiche sia alpine che di fondo in tutte le località sotto i 1.500 metri. Se la speranza è che un deciso abbassamento della colonnina di mercurio possa mettere una toppa all'attuale aridità sparando neve artificiale e garantendo così una minima offerta agli appassionati, in ogni caso non risolverebbe la questione cruciale: la tendenza climatica è sempre più penalizzante. I piccoli comprensori, lontani dall'affollamento delle località più blasonate e spesso scelti per questo motivo dagli appassionati, si trovano in enorme sofferenza proprio a causa delle quote non più compatibili con un generoso e frequente innevamento.