Un Natale nel segno del jazz. È Christmas in Jazz, una tradizione nella tradizione, serie di concerti in scena da stasera al 6 gennaio alla Casa del Jazz. «Abbiamo allestito un programma ricco e vario», spiega Raffaele Ranucci, amministratore delegato della Fondazione Musica per Roma, che ha organizzato la rassegna. «L’idea è di ripercorrere tante tra le evoluzioni del genere, dagli albori allo swing anni Venti e Trenta, fino alle eleganze della West Coast e al groove travolgente tipico di New Orleans». Informazioni, biglietti e calendario completo sono su casadeljazz.com.

Si parte oggi quindi, e direttamente dal principio, con gli Hot Gravel Eskimos, ensemble capitanato dal polistrumentista Mauro L. Porro – tra i più grandi esponenti dell’hot jazz del nostro paese – con un repertorio che pesca proprio dagli esordi del genere. Un piccolo passa avanti, poi, domani con i Chicago Stompers, unico gruppo italiano specializzato nell’esecuzione filologica del repertorio delle orchestre statunitensi di swing del primo dopoguerra. Lunedì, invece, tocca al Massimo Pirone West Coast Jazz Octet, una formazione che omaggia le sonorità storiche della Costa Occidentale americana: sognando la California, sì, ma quella degli anni Cinquanta. Discorso simile, martedì, con la grande tradizione di New Orleans e il groove, reinterpretati dai New Orleans Funky Town. In pausa per la Vigilia, si riprende a Natale con i giovani talenti dal Mario Corvini Young Art Jazz Ensemble, una sorta di laboratorio in cui il direttore d’orchestra e trombonista romano si cimenta con nuove generazioni di musicisti, seguito a Santo Stefano da un altro live dello stesso Corvini, dedicato però alle ultime tendenze del jazz mondiale (Young Jazz Art Ensemble).