Sono quasi 4mila gli atleti previsti per i Giochi Olimpici e Paralimpici Milano Cortina 2026: un numero importante, che evidenzia la necessità di supporto medico per la prevenzione e il trattamento delle lesioni da pratica sportiva.

Per aggiornare i clinici che saranno impegnati ai Giochi all’uso appropriato dell’imaging diagnostico, la SIRM (Società Italiana di Radiologia Medica e Interventistica) ha organizzato il corso di formazione “Il ruolo della diagnostica per immagini nella valutazione dell’atleta”. L’ultimo dei tre appuntamenti – i primi due si sono tenuti a Milano e Roma – si è svolto a Cortina d’Ampezzo alla presenza di 23 relatori e un centinaio di professionisti sanitari.

Un team multidisciplinare per la presa in carico dell’atleta

Oggi, anche se solo il 3% della popolazione pratica sport regolarmente, i tesserati alle varie federazioni o associazioni sportive affiliate al Coni sono 16 milioni; un numero elevato di atleti in grado di generare una grande pressione sul Ssn sia nella fase di avvicinamento allo sport (idoneità) sia per le eventuali lesioni e alterazioni dell’organismo a seguito della pratica sportiva. “In questo scenario la diagnostica per immagini riveste un ruolo centrale nella medicina dello sport – spiega Nicoletta Gandolfo, presidente SIRM e Direttore del Dipartimento Immagini Asl3 di Genova –. Il percorso formativo avviato con gli incontri del 18 e 24 novembre a Milano e Roma, e concluso con questo terzo appuntamento a Cortina, rappresenta un progetto ambizioso nato nel 2024 e oggi pienamente condiviso con Milano-Cortina 2026. Si tratta di momenti di confronto pensati non solo per i radiologi, ma per l’intero team che si prende cura dell’atleta (sia esso professionista o praticante giovanile e amatoriale) quali ortopedici¸ cardiologi, medici dello sport, fisiatri, fisioterapisti, neurologi. L’obiettivo è costruire una formazione realmente congiunta, in cui il nostro sapere tecnologico possa integrarsi con l’esperienza clinica, così da migliorare la gestione dell’atleta dal momento dell’infortunio fino al ritorno alla piena attività”.