Quasi quattromila atleti, decine di discipline, tre regioni coinvolte e un conto alla rovescia che corre veloce verso Milano Cortina 2026. Dietro lo spettacolo dei Giochi Olimpici e Paralimpici invernali c’è una macchina complessa, fatta di prevenzione, diagnosi e scelte cliniche che possono fare la differenza tra una gara disputata e una stagione interrotta. È qui che entra in gioco la radiologia, sempre più chiamata a un ruolo strategico nella tutela della salute degli atleti.
Quando lo sport mette sotto pressione il sistema sanitario
Il numero degli atleti attesi ai Giochi rende evidente la portata della sfida. Ma il tema va ben oltre l’evento olimpico. In Italia, anche se solo il 3% della popolazione pratica sport regolarmente, sono 16 milioni i tesserati alle federazioni e alle associazioni affiliate al Coni. Un bacino enorme, capace di generare una pressione significativa sul Servizio Sanitario Nazionale, sia nella fase di idoneità sportiva sia nella gestione di infortuni e alterazioni legate alla pratica sportiva.
Formare chi sarà in prima linea
Per rispondere a questa complessità, la Società Italiana di Radiologia Medica e Interventistica (Sirm) ha promosso il corso di formazione “Il ruolo della diagnostica per immagini nella valutazione dell’atleta”, pensato per aggiornare i clinici che opereranno durante i Giochi sull’uso appropriato dell’imaging diagnostico. Dopo Milano e Roma, l’ultimo appuntamento si è svolto a Cortina d’Ampezzo, con 23 relatori e circa cento professionisti sanitari coinvolti in un confronto multidisciplinare.






