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Il Pd spiazzato adesso tace: Meloni ha garantito più aiuti all’Ucraina favorendo l’unità dell’Unione
Forse l’errore peggiore quando si parla di guerre e diplomazia è trasformare giudizi, magari pure critici, in dispute ideologiche. Tutto viene tradotto in un clima da stadio in risultati calcistici: vince questo, perde l’altro. Il rischio è restare spiazzati com’è accaduto alla sinistra rispetto alle conclusioni dell’ultimo vertice europeo che ha assunto alla vigilia una posizione pregiudiziale contro la premier all’insegna del proverbio giapponese delle tre scimmiette: non vedere, non sentire, non dire. Ha addirittura accusato la Meloni di aver abbandonato Zelensky per poi ritrovarsi il giorno dopo con l’Europa che, anche per merito dell’inquilina di palazzo Chigi, ha usato addirittura - è un inedito - una sorta di eurobond per assicurare all’Ucraina le risorse necessarie per non capitolare di fronte a Putin. Infatti i piddini del giorno dopo sono silenti o parlano d’altro. Oppure come i sovranisti comunitari che hanno ingaggiato un duello a tutto campo contro gli aiuti e di fronte alla concessione di soldi europei a Kiev, sempre per un pregiudizio ideologico, non hanno votato contro ma hanno negato i loro contributi. Dando vita al solito paradosso danubiano (parliamo dell’Ungheria, della Slovacchia e della Repubblica Ceca) che recita: all'Europa i soldi si prendono ma non si danno.






