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19 DICEMBRE 2025
Ultimo aggiornamento: 14:34
Il giorno dopo il rinvio a gennaio della firma dell’accordo di libero scambio con il Mercosur, inizialmente previsto per il 20 dicembre, l’attenzione è tutta sulla posizione assunta dalla premier italiana Giorgia Meloni. Perché se il freno della Francia e della Polonia era più che scontato, l’Italia ha fatto da ago della bilancia. Ostacolando anche l’accelerata che, invece, avrebbero voluto dare Germania e Spagna per trovare in quella partnership uno strumento di risposta ai dazi di Trump. Complici, ma fino a un certo punto, le proteste degli agricoltori. Perché per Meloni il guaio non sono i trattori addobbati a tema natalizio fermi a Place du Luxembourg, davanti al Parlamento europeo, ma è il rientro a casa senza il consenso delle organizzazioni di categoria. Dietro le parole rassicuranti della presidente della Commissione Ue, Ursula von der Leyen, che si è detta “fiduciosa” sulla possibilità di garantire il sostegno necessario affinché l’accordo possa essere firmato a gennaio e del presidente del Consiglio Ue, Antonio Costa (“Penso che il mondo non abbia perso molto con queste tre settimane, dopo 26 anni), si celerebbe un certo fastidio per il ruolo che Roma ha avuto, facendo saltare il viaggio di von der Leyen e Costa in Brasile per la firma dell’intesa. Tanto più che i protagonisti del “dialogo” hanno espresso fino all’ultimo la loro volontà e la speranza di giungere a un accordo, anche tirando fino a sabato. Così non è andata: si rimanda almeno di un paio di settimane, al massimo fino a metà gennaio.












