L’appello del Primo Ministro Italiano - nel corso di un Suo discorso in Parlamento - in favore della morigeratezza nelle spese da parte dell’Unione Europea (800 milioni di euro previsti per ristrutturazioni edilizie) è suonato, ai più, irrituale e irrispettoso. Ad altri ancora una sorta di critica superflua e demagogica a una istituzione, l’Unione Europea, che non merita simili attacchi. La polemica si accende e non v’è dubbio che si tocchino corde che sono proprie delle palinodie cosiddette sovraniste (esisterà prima o poi qualcuno che sia in grado di spiegarmi il significato politologico di codesto termine?) e che qui non è proprio il caso di evocare.
Il tema è un altro. L’Ue sta attraversando uno dei periodi più difficili della sua esistenza. La crisi economica ha colpito gli Stati che ne fanno parte con una forza inusitata e per lo più dovuta a provvedimenti e comportamenti che sono stati fatti propri dall’Ue medesima. La prima di tutte, quella la più storicamente rilevante, è l’atteggiamento della sua burocrazia, o tecnocrazia che dir si voglia, dinanzi alla guerra di aggressione russa all’Ucraina, allorché non ha saputo - e non sa - articolare una proposta di rilevante spessore diplomatico che possa competere con l’iniziativa muscolare degli Stati Uniti che si trovano in uno dei loro consueti cicli storici dove le ragioni del prolungamento militare della politica di potenza si avvalgono delle politiche commerciali. Gli Usa agiscono per moltiplicare il potere di influenza e il raggio di coinvolgimento dei soggetti statuali che possono danneggiarne l’azione.







