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Dopo circa due anni di sperimentazione, a partire dallo scorso giugno il governo della Repubblica Democratica del Congo ha sospeso un programma che garantiva l’accesso alle cure mediche gratuite alle donne in gravidanza e nei 28 giorni successivi al parto. Le strutture mediche del paese sono già in grande difficoltà a causa di anni di scontri e violenze soprattutto nella parte orientale del paese, al confine con il Ruanda, che hanno creato una grave crisi umanitaria: partorire insomma era già complicato, e ora lo è diventato ancora di più. Il governo non ha dato motivazioni ufficiali. La notizia è stata riportata in questi giorni da vari media internazionali, tra cui Associated Press.
Nella Repubblica Democratica del Congo il sistema sanitario non è gratuito: il parto può costare dall’equivalente di 5 o 10 euro, se non ci sono complicazioni, fino a quasi 200 euro nel caso di un parto cesareo. A questo si dovrebbero aggiungere le visite ginecologiche e ostetriche, gli esami e le cure necessarie al o alla neonata dopo il parto. Sono costi insostenibili per la maggior parte delle donne congolesi, se si considera che nel 2024 più del 73 per cento della popolazione viveva con meno di 2 euro al giorno, e soltanto il 3 per cento della popolazione ha un’assicurazione sanitaria.







