La sicurezza alimentare rappresenta una tra le sfide più urgenti nell’agenda dei governi mondiali, messa a rischio da crisi sanitarie, cambiamenti climatici e tensioni geopolitiche. In questo contesto, lungo la costa occidentale australiana sta prendendo forma un’infrastruttura destinata a costituire un riferimento per il settore dell’agricoltura sostenibile e per la sicurezza alimentare globale: il Progetto Ceres, il più grande impianto di urea d’Australia e del mondo. Realizzato da Saipem in joint venture paritetica con Clough, società del gruppo Webuild, per Perdaman Industries, il progetto, con lavori che procedono a ritmo sostenuto e che si prevede sia completato a metà 2027, rappresenta una delle più ambiziose iniziative industriali mai avviate nel Paese, con un valore finale complessivo stimato in 6,4 miliardi di dollari. L’impianto sorgerà nella Penisola di Burrup, a circa 20 chilometri da Karratha e 1.500 chilometri a nord di Perth, nel cuore della regione di Pilbara. Il contratto, assegnato a Saipem e Clough nel 2022, prevede l’esecuzione delle attività di ingegneria, fornitura di attrezzature e materiali, costruzione, pre-commissioning e commissioning finalizzate alla realizzazione di un impianto di ultima generazione per la produzione di urea, un composto organico azotato usato, tra le altre cose, come fertilizzante poiché fornisce appunto azoto alle colture, migliorandone la crescita e la resa. Attraverso la produzione di fertilizzante organico, di alta qualità e a basso impatto ambientale, l’impianto contribuirà in modo significativo a garantire l’approvvigionamento sostenibile di prodotti agricoli, sostenendo così il raggiungimento degli Obiettivi di Sviluppo Sostenibile (SDG) fissati dalle Nazioni Unite per il 2030. L’impianto di Ceres sarà in grado di produrre oltre 2,3 milioni di tonnellate di urea all’anno, coprendo più della metà del fabbisogno interno australiano e posizionando il Paese come esportatore netto verso mercati strategici come l’Asia sud-orientale e l’India. Attraverso tecnologie di ultima generazione, tra cui la SynCOR di Haldor Topsoe per la produzione di ammoniaca e il processo di urea Snamprogetti di Saipem, il complesso garantirà una produzione efficiente e a basse emissioni, integrando sistemi avanzati di generazione elettrica e trattamento delle acque per un funzionamento continuo e sostenibile. Il progetto impiega un team internazionale integrato. La costruzione avviene nel sito australiano di Karratha, mentre l’ingegneria è coordinata da Saipem India, che vanta una sede principale a Chennai e un centro di ingegneria spin-off a Mumbai che impiegano circa 2.450 persone (97% locale), di cui più di 1.700 ingegneri qualificati. Saipem è presente in India dagli anni 60 ed è l'unica società italiana ad avere una presenza molto significativa nel settore dei fertilizzanti nel Paese, con oltre il 70% dell'urea prodotta proveniente dagli impianti Saipem (ex SnamprogettiTM) con tecnologia urea, in funzione da oltre 40 anni. Durante i picchi di attività, il progetto coinvolge oltre 600 ingegneri e 7.000 addetti alla fabbricazione, impegnati nella realizzazione di 110 moduli prefabbricati. Si tratta del primo impianto di urea unico nel suo genere, realizzato tramite un approccio quasi interamente modulare. Nel corso della costruzione, il Progetto Ceres creerà oltre 2.000 posti di lavoro, offrendo opportunità concrete alle comunità locali e stimolando l’economia della regione.