Il gruppo greco pronto a rilevare insieme a Repubblica il quotidiano piemontese per poi girarlo alla cordata veneta

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Proseguono le trattative intorno al gruppo Gedi, la casa editrice proprietaria dei quotidiani Repubblica e La Stampa. Il numero uno di Exor, John Elkann, intende chiudere entro il mese prossimo con il gruppo Antenna del greco Theodore Kyriakou, al quale vuole cedere tutta la casa editrice in blocco: quindi non solo Repubblica, le tre radio e l'Huffington Post ma anche La Stampa che tuttavia non interessa al gruppo acquirente. L'idea dei greci, soci in affari con il principe ereditario saudita Mohammad bin Salman, sarebbe di cedere in un secondo momento il quotidiano torinese alla NordEst Multimedia (Nem) guidata dal numero uno di Banca Finint, Enrico Marchi. Nem, del resto, è il veicolo partecipato da una cordata di imprenditori veneti e friulani che in passato ha già rilevato dal gruppo Gedi i quotidiani locali Il Messaggero Veneto, Il Piccolo, Il Mattino di Padova, La Tribuna di Treviso, La Nuova Venezia e Mestre, Il Corriere delle Alpi. L'interesse per il quotidiano piemontese, ribadito anche pubblicamente da Marchi, nelle ultime settimane ha tuttavia incontrato resistenze da parte dei consoci imprenditori che sembrano poco propensi a imbarcare nel gruppo - che nonostante la crisi dell'editoria riesce a mantenersi a galla - una testata come La Stampa che da tempo chiude il bilancio in perdita per diversi milioni. Basti dire che Gedi News Network, cui fa capo il quotidiano storico della famiglia Agnelli, ha chiuso il 2024 in rosso per circa 15 milioni. E le prospettive sembrano orientate al peggio, in linea con la perdita di copie e un organico di 170 giornalisti.Allo scopo di rendere meno onerosa l'operazione, di fronte alle resistenze dei soci di Marchi, Elkann avrebbe pensato di affiancare Nem che si avvale del supporto finanziario di Banca Finint. Potrebbe dunque far scendere in campo la Fondazione Agnelli, che con il suo intervento darebbe alla famiglia la possibilità di rientrare nel capitale del quotidiano piemontese. In tal modo gli azionisti veneti si sentirebbero più rassicurati e meno impegnati finanziariamente a sostenere eventuali perdite.