di
Filippo Mazzarella
L'opera valse a Wertmüller la prima candidatura femminile all’Oscar della storia del cinema come migliore regista. Giannini in una delle sue interpretazioni più complesse
Il 20 dicembre 1975 esce nelle sale italiane Pasqualino Settebellezze, decimo film di Lina Wertmüller alla sua quinta collaborazione con il grande Giancarlo Giannini (dopo Non stuzzicate la zanzara, 1967; Mimì metallurgico ferito nell’onore, 1972; Film d’amore e d’anarchia, 1973, e Travolti da un insolito destino nell’azzurro mare d’agosto dell’anno precedente. Ne seguiranno altre due, entrambe nel 1978, a confermare il gusto della regista per i titoli «chilometrici»: La fine del mondo nel nostro solito letto in una notte piena di pioggia e Fatto di sangue tra due uomini per causa di una vedova. Si sospettano moventi politici).
Opera fra le più celebri e controverse dell’autrice romana, il film coniuga farsa, melodramma e tragedia storica con una disinvoltura che sfida ogni categoria e che valse alla Wertmüller la prima candidatura femminile all’Oscar della storia del cinema come migliore regista.






