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Lo scorso anno Meta si ritrovò di fronte a un problema: le sue piattaforme erano piene di pubblicità fraudolente e illegali. Secondo documenti interni letti da Reuters, una stima dell’azienda aveva calcolato che circa il 10% del fatturato annuo di Meta proveniva da annunci pubblicitari relativi a truffe e prodotti vietati, per un giro d’affari di 16 miliardi di dollari.
Una parte notevole di queste pubblicità proveniva dalla Cina, dove tecnicamente i servizi di Meta sono bloccati. Nel solo 2024 la pubblicità cinese ha generato 18 miliardi di dollari di ricavi per l’azienda: circa una inserzione cinese su quattro sarebbe riconducibile a truffe o attività illegali secondo la valutazione di Meta.
Inizialmente Meta provò a reagire sviluppando migliori strumenti di controllo anti-truffa, che diedero in pochi mesi i risultati sperati, portando al quasi dimezzamento delle frodi. Queste nuove misure furono però sospese «in seguito a un cambiamento di rotta sulla strategia e a un intervento di Zuck», secondo quanto riportato da Reuters questa settimana (Zuck è Mark Zuckerberg, capo di Meta).
La sospensione dei nuovi strumenti di sicurezza portò a un nuovo aumento delle frodi: già entro la metà del 2025, le pubblicità fraudolente arrivarono a rappresentare il 16% delle entrate pubblicitarie provenienti dalla Cina. Negli stessi mesi Meta prese altre decisioni che peggiorarono la situazione, revocando un blocco che aveva impedito alle nuove agenzie pubblicitarie cinesi di ottenere l’accesso alle sue piattaforme, e sospendendo un’altra misura anti-truffa che stava dando ottimi risultati nei test interni.






