Bruxelles, 17 dic. (askanews) – Riguardo all’eventuale uso degli asset russi come base per il prestito Ue a sostegno dell’Ucraina il Consiglio europeo che si apre domani – presente anche Volodymyr Zelensky – è “aperto”. Che tradotto dal linguaggio diplomatico significa “al buio” se non nel caos. Nonostante i frenetici contatti di queste ore, infatti, la quadra non è stata trovata. E se è opinione condivisa da tutti che al summit una decisione dovrà essere presa, non pare facilmente superabile l’opposizione di alcuni Stati, in testa Belgio e Italia (con Giorgia Meloni irritata per come si è mossa Ursula von der Leyen). Per questo si inizia a parlare di una soluzione “ponte”, per prendere tempo senza far mancare i fondi a Kiev.
“La nostra volontà di aiutare il popolo ucraino non è mai stata e non sarà mai in discussione”, ha detto oggi Giorgia Meloni nelle comunicazioni al Parlamento, ma “abbiamo il dovere di cercare la soluzione più efficace per preservare l’equilibrio tra la fornitura di un’assistenza concreta all’Ucraina da un lato e il rispetto dei principi di legalità, sostenibilità e stabilità finanziaria e monetaria dall’altro”. Dunque, ha aggiunto, “siamo aperti a tutte le soluzioni e intendiamo privilegiare quella che meglio può garantire questo equilibrio, ma si tratta di decisioni complesse che non possono essere forzate”.











