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Lavoravo ancora in una libreria di Milano quando si palesò con un piccolo libro sotto braccio Roberto Cerati, allora presidente della casa editrice Einaudi. Portava con sé una rara edizione della NUE, la collana einaudiana inaugurata nel 1962 da Giulio Bollati e disegnata da Bruno Munari. Il volume estremamente raro proveniva dalla sua biblioteca personale ed era destinato in dono al mio capo, un libraio anarchico di origini torinesi che stava cercando faticosamente di raccogliere tutti i volumi pubblicati nella collana fino alla sua sostanziale chiusura avvenuta nel 1998. (Ci fu una ripresa nel 2002, giusto per rubare Paolo Volponi ai Meridiani Mondadori pubblicando le sue opere complete in tre volumi, e un rilancio nel 2010, ma con un riorientamento profondo della collana).
Roberto Cerati era un uomo che non amava i cerimoniali, anzi era affettuosamente brusco. Appoggiò il libro sul tavolo quasi come fosse un’ovvietà e replicò ai ringraziamenti annunciando semplicemente, e forse scaramanticamente, che la sua imminente dipartita avrebbe lasciato a disposizione delle librerie dell’usato «una delle ultime grandi biblioteche del Novecento».
Non so se quel patrimonio librario sia stato poi davvero disperso tra i frequentatori delle librerie di libri usati, certo è che da allora in quelle librerie non ho mai smesso di andarci, ritrovando libri considerati introvabili e al tempo stesso riallacciandomi a pezzi di memoria che in quei libri mi parevano imprigionati: l’urgenza di chi li aveva acquistati per la prima volta o magari sistemati in biblioteca senza nemmeno sfogliarli.






