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Lo scorso settembre i Verdi britannici hanno eletto un nuovo leader, Zack Polanski, e poi per loro è iniziata una fase eccezionalmente positiva. Rispetto alle elezioni del 2024 hanno guadagnato 10 punti nei sondaggi, e oggi se la giocano con i Laburisti e i Conservatori, i due partiti principali. Da settembre hanno raddoppiato anche i tesserati e ora sono 150mila, il numero più alto di sempre.

Sono numeri enormi per un partito che storicamente è sempre stato marginale. Il merito della crescita così rapida è in larga parte del nuovo leader, al punto che i media britannici hanno iniziato a parlare di un “effetto Polanski” e anche quelli internazionali si sono accorti di lui. Polanski è consapevole del buon momento, e sta cercando di sfruttarlo.

Polanski è un leader atipico, per la storia dei Verdi britannici. Di fatto il partito non aveva mai avuto una leadership così personalistica, privilegiando una gestione collegiale che ne aveva annacquato l’efficacia. Polanski è carismatico ed è stato molto abile a intercettare l’attenzione dai media, rendendosi decisamente più riconoscibile dei suoi predecessori. In questo è stato aiutato sia dalla sua biografia, che ha attratto l’attenzione dei media, sia dalle sue proposte, presentate con una retorica più radicale e polarizzata di quella abituale dei Verdi.