Donald Trump? Una «personalità da alcolizzato ad alto funzionamento». J.D. Vance? Un «complottista» di lungo corso. Sono alcune delle frasi attribuite a Susie Wiles, capa dello staff della Casa Bianca, nel profilo pubblicato da Vanity Fair e basato su una serie di interviste. Wiles sostiene però che quelle citazioni siano state estrapolate dal contesto e inserite in un racconto costruito omettendo passaggi rilevanti, mentre la Casa Bianca è intervenuta a sua difesa. Chris Whipple, autore dell’articolo, ha respinto l’accusa e ha ribadito che i colloqui erano registrati.
La vicenda nasce da un lavoro in due parti pubblicato martedì 16 dicembre da Vanity Fair e costruito su una serie di interviste con Wiles condotte nell’arco dell’ultimo anno. Il punto politico, prima ancora delle singole frasi, è la rarità dell’operazione: Wiles è descritta dalle cronache come una figura di solito attenta a non esporsi, e proprio per questo la pubblicazione di valutazioni così dirette ha acceso allarme e curiosità a Washington.
«Personalità da alcolizzato»
La frase più discussa è quella in cui Wiles paragona Trump a un «alcolizzato ad alto funzionamento» sul piano della personalità, pur essendo lui notoriamente astemio. Nel racconto, la donna collega questa chiave di lettura alla propria storia familiare: avendo avuto un padre alcolista, il celebre telecronista Pat Summerall, sarebbe «esperta» nel gestire «grandi personalità».










