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Il 16 dicembre del 1985, a Madonna di Campiglio, Alberto Tomba fece la sua prima gara in Coppa del Mondo di sci, e non fu niente di che. Uscì alla seconda manche e, seppur avesse ottenuto qualche buon risultato a livello giovanile, attorno a lui non c’erano comunque particolari attese. Ci vollero quasi due anni prima della sua prima vittoria e tra il 1987 e il 1998 ne arrivarono in tutto 50, più tre ori olimpici e due mondiali. E prima che diventasse uno dei personaggi più noti dell’Italia di quel decennio.
Ma ancor più che per la quantità di vittorie – che lo rendono comunque uno degli sciatori più vincenti di sempre – nel suo caso fu una questione di qualità e capacità di attirare l’attenzione, non solo sciando. Tomba divenne uno degli sportivi italiani più famosi di sempre, e una star ben oltre lo sport. Fu presentato come «un ufo piombato sul pianeta sci», fece fermare il Festival di Sanremo e raggiunse livelli di popolarità pari a quelli di Valentino Rossi, Marco Pantani e, già ora, Jannik Sinner.
Poi, dopo aver provato senza successo (e con molte critiche) a fare l’attore, è uscito dagli schermi. È da poco uscita una sua autobiografia e continua a bazzicare il mondo dello sci, ma niente di paragonabile a quello che fu per il decennio abbondante di fine secolo scorso, in cui raggiunse una fama che fu paragonata a quella di Silvio Berlusconi.








