«L'hanno fatto! Che io sia dannato se non hanno volato». Così Johnny Moore, bay watcher della spiaggia di Kill Devil Sand Hill, annuncia affannato e incredulo alla gente del villaggio di Kitty Hawk, North Carolina, l'evento che avrebbe lanciato l'umanità sulla via più veloce del progresso. Sì, i fratelli Wright, prima Orville e poi Wilbur, di Dayton, Ohio, riparatori di biciclette e grandi sognatori, c'erano riusciti. Alle 10.35 del 17 dicembre 1903, il loro Flyer, un fragilissimo trabiccolo alato di legno e tela, aveva spiccato il balzo più importante e fantastico dell'uomo: un volo di 36,5 metri, 12 secondi in tutto a 3 metri da terra, con "una macchina più pesante dell'aria". Dopo una breve accelerazione, il Flyer, spinto da due grandi eliche e da un motore fatto in casa, si stacca dal binario di legno che ne guidava la rincorsa e s'impenna. Orville, disteso a pancia sotto sull'ala inferiore del velivolo, contrasta con l'equilibratore e l'aereo abbassa il muso. Poi ancora su e di nuovo giù, come un cavallo che vuole disarcionare il domatore. Eppure il Flyer - un nome, un destino - vola.

Quel giorno, sfidando un gelido vento a 30 nodi, i Wright provano altre tre volte, con crescente successo, a governare la macchina che realizzava il sogno di Leonardo: «...potrai conoscere l'uomo colle sua congegnate ale, facendo forza contro alla resistente aria e vincendo, poterla soggiogare e levarsi sopra di lei». Dopo l'ultimo atterraggio il Flyer viene capovolto e distrutto da una raffica di vento. Ma ormai l'uomo aveva spiccato il volo.