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Nato in Australia da genitori libanesi da tempo è nel mirino dell'antiterrorismo per i suoi discorsi antisemiti e per le attività di radicalizzazione dei giovanissimi

Con barba scura curata e abbigliamento tradizionale islamico alternato a giacche occidentali nelle apparizioni pubbliche e in tribunale, l'imam Wissam Haddad si presenta come un uomo di mezza età dall’aspetto ordinario, lontano dall’immagine stereotipata del leader carismatico. Nei video delle sue lezioni e nelle fotografie diffuse durante i procedimenti giudiziari a Sydney, appare composto, spesso seduto o dietro un leggio, con un tono misurato e un linguaggio corporeo controllato, più da insegnante che da oratore infiammato.

Il nome di Haddad, nato in Australia da genitori libanesi e attivo nell’area occidentale di Sydney, è diventato negli ultimi mesi un punto di convergenza di tre dossier sensibili per l’Australia contemporanea: la crescita dell’antisemitismo, il ruolo dei sermoni religiosi estremisti nello spazio digitale e il dibattito sulle reti di radicalizzazione che fanno da sfondo alla violenza jihadista. Haddad, noto anche come Abu Ousayd, è stato per anni una figura di riferimento del Al Madina Dawah Centre di Bankstown, dove ha tenuto lezioni e predicazioni rivolte principalmente a un pubblico musulmano. La sua attività, a lungo confinata a circuiti locali e online, è finita sotto i riflettori nazionali dopo una sentenza della Corte Federale australiana che ha qualificato alcuni suoi sermoni come razzisti e antisemiti.