Da mossa per salvare la Serbia da una grande sete di carburante a gigantesca rogna, che rischia di essere ricordata come una delle più grandi sconfitte del presidente serbo Aleksander Vucic. Salta il progetto della Trump Tower, il megahotel che in barba a norme urbanistiche e di tutela di beni culturali il genero del presidente Usa, Jared Kushner, progettava di far sorgere sulle macerie dell’ex quartier generale dell’esercito jugoslavo a Belgrado.

La rinuncia di Kushner e l’ira di Vucic

Proteste di strada e indagini della magistratura sulle procedure per nulla trasparenti che hanno eliminato ogni tutela sullo storico edificio sembrano aver convinto l’immobiliarista e punta di diamante della diplomazia informale Usa a spostare altrove interessi e capitali, rinunciando formalmente al progetto “per rispetto del popolo serbo e della città di Belgrado", ha spiegato un suo portavoce al Wall Street Journal.

“Ora ci ritroveremo con un edificio distrutto, ed è solo questione di tempo prima che mattoni e altre parti inizino a cadere, perché nessuno lo toccherà mai più", si è lamentato il presidente Vucic, annunciando denunce e querele contro chiunque si sia messo di traverso. In primo luogo, quelli che definisce i “blockaderi”, cioè studenti e cittadini da un anno in piazza contro la dilagante corruzione, bollati come “ostili a ogni progetto di progresso e avanzamento” e determinati a “distruggere la Serbia lasciandola senza investimenti”.