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Sindaci e assessori di quaranta città italiane tra cui Roma, Milano, Bologna, Napoli, Firenze, Bari e Torino hanno presentato un piano nazionale per sostenere il diritto alla casa. È costituito da dieci proposte per dare ai comuni più poteri, più soldi e più strumenti per mettere a disposizione più case e governare meglio ciò che rende la questione fonte di problemi per molte persone, come l’aumento dei prezzi e la diffusione degli affitti brevi.
Chi ha presentato il piano sostiene che negli ultimi anni il governo non abbia fatto abbastanza per far fronte a un mercato della casa sempre meno accessibile, non solo a chi è in difficoltà economica. A un rapido e straordinario rincaro non sono seguite altrettanto rapide e straordinarie misure per limitare l’impatto dei prezzi, e in questo modo sono aumentate soprattutto le disuguaglianze. Secondo questi sindaci e assessori, nelle città il diritto all’abitare è sempre più compromesso, con ricadute su salute, lavoro, studio e qualità della vita.
Ogni città ha provato a intervenire in modi diversi, chi riqualificando il più possibile le case popolari, chi costruendone di nuove, chi puntando sugli studentati e chi sulla creazione di agenzie sociali per l’affitto, chi ancora cercando di mettere dei limiti al mercato degli affitti brevi. In particolare nei centri storici delle città più turistiche molte case (spesso la maggior parte delle case) sono state convertite in alloggi per gli affitti brevi, e quindi tolte dal mercato degli affitti per gli abitanti. L’iniziativa delle singole città però non è stata sufficiente.






