BORCA DI CADORE (BELLUNO) - Un rumore sordo nel silenzio dei boschi, una colonna di fumo polveroso, gli ultimi sassi che rotolano sulla neve: nuovo crollo venerdì 13 dicembre verso le 14 dal Pelmo, sul versante ovest.

Il distacco ha riguardato la punta di Cima Forca Rossa, a quota 3.160, i detriti sono caduti sul ghiaione in Val d'Arcia, non distanti dal sentiero 480 che scende dalla Forcella Val d'Arcia verso il Passo Staulanza, sentiero molto frequentato, almeno in estate, per chi compie il giro del Pelmo. Non è escluso che il crollo sia stato provocato dalle temperature anomale di questi giorni, con gelate notturne e sbalzo termico nelle ore più calde con l'effetto irraggiamento solare a favorire lo scongelamento dell'acqua che penetra nelle fessurazioni della roccia. «Un fenomeno analogo a quello che aveva provocato la frana del Marcora quest'estate - spiega il geologo Nicolò Doglioni che aveva seguito le disastrose fasi iniziali di quel crollo in giugno - sebbene lì il contesto geologico fosse molto più fratturato, situazione che ha poi dato origine a quello stillicidio di cedimenti successivi».

In realtà anche quel versante del Pelmo non è nuovo a crolli: a fine luglio scorso un cedimento di contenute dimensioni, ma reso visibile dal vento che aveva trasportato per aria la polvere, si era verificato dal Pelmetto, il bastione settentrionale del Pelmo che fa da cuspide tra val Fiorentina e val di Zoldo, unite dalla forcella Staulanza. Alcuni escursionisti avevano notato la polvere sollevata in aria e frammenti di roccia frantumata volare verso il basso depositandosi sul ghiaione sottostante. Nessuno era rimasto coinvolto anche perché in quel punto il sentiero dell'anello del Pelmo corre nel bosco abbastanza distante dai ghiaioni. Scariche di sassi e cedimenti dalle guglie in quota sono all'ordine del giorno e sono legati alla fragilità della dolomia sulla quale agisce anche il cambiamento atmosferico degli ultimi anni.