TREVISO - Per il grande pubblico è Attilio Lombardi. Il professore all'antica, cinico e severo «goldonianamente un burbero benefico», l'opposto di Dante, ovvero Alessandro Gassmann. Ma fuori dal set di "Un professore" - domani e giovedì su Rai 1 il finale della terza stagione - Paolo Bessegato, 74 anni, trevigiano nato Montebelluna ma milanese d'adozione («per anni il mio padrone di casa è stato Andrea Zanzotto») è prima di tutto un attore teatrale. Incontra il teatro da adolescente, è giovanissimo mentre comincia a frequentare gruppi artistici milanesi.
Dopo le iniziali esperienze con Giorgio Strehler e Dario Fo, mette in scena e recita testi di poeti contemporanei (Andrea Zanzotto, Antonio Porta, Giancarlo Majorino), affermandosi poi negli anni '80 come attore. Seguono film e serie tv, come interprete e doppiatore. Alla regia mette in scena testi di Roberto Mussapi, Ottiero Ottieri, Giuseppe Di Leva. Ai giovani si dedica anche nella vita e non solo nei panni di Attilio Lombardi, insegnando dizione poetica alla Civica Scuola di Teatro Paolo Grassi, dopo esserne stato allievo negli anni dell'università.
Che rapporto sente di avere con la televisione?
«Con "Un professore", è la prima volta che mi capita qualcosa di davvero continuativo. In passato ho fatto cinema e televisione, ma sempre in modo saltuario. Qui invece parliamo di un personaggio fisso, siamo alla terza stagione e ne è già stata annunciata una quarta. La riconoscibilità fa piacere, ma non è l'aspetto centrale».







