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È il paradosso perfetto: ci si indigna per chi teme fughe di notizie, mentre si scrive grazie a una fuga di notizi

C'è qualcosa di ammirevole, quasi commovente, nello zelo con cui una parte della stampa italiana si ostina a tenere vive, quasi fossero sentenze di condanna, inchieste giudiziarie che somigliano sempre più a quei palloncini subito sgonfi che i bambini rincorrono convinti che prima o poi torneranno a volare. Prendiamo il commento di Massimo Giannini pubblicato ieri su Affari & Finanza, il settimanale economico di Repubblica. Un articolo costruito sul dileggio preventivo della relazione Consob che esclude l'esistenza del concerto nella vicenda Mps-Mediobanca. Non solo non ha individuato prove che il concerto ci sia, scrive Giannini, ma addirittura la Commissione osa scrivere che le prove peritate dimostrano che il concerto non c'è. Un oltraggio, evidentemente. Peccato che dal tono e dai contenuti del suo elaborato si capisca una cosa semplice: quella relazione Giannini non l'ha mai letta. Se lo avesse fatto, si sarebbe accorto del rigore quasi notarile con cui è stata confezionata, delle audizioni, delle verifiche, delle ricostruzioni puntuali. Altro che porto delle nebbie. Qui le nebbie sembrano piuttosto negli occhi di chi commenta per sentito dire. Ma il dettaglio più rivelatore è un altro: Giannini mostra di non aver letto neppure il decreto di sequestro della Procura di Milano. Un atto che, lungi dal rafforzare la tesi accusatoria, entra in rotta di collisione proprio con la relazione Consob. Un decreto che seleziona brandelli di intercettazioni, estratti chirurgicamente dal contesto, evitando con cura di fornirne la lettura completa. Chissà perché. Quanto poi al mitologico Banchiere Anziano, evocato come un oracolo che sussurra verità indicibili, siamo ormai alla letteratura fantastica. Non esiste, non è mai esistito, e comunque nessuno ci crede più. È Giannini che parla, ma sembra vergognarsene.