Roma, 15 dic. (askanews) – Le Commissioni Uniche Nazionali non sono uno strumento adeguato al mercato dei prodotti agricoli e agroalimentari e, nel caso del grano duro, potrebbero compromettere il patrimonio di biodiversità italiano. Lo afferma la Consulta Mediatori Merceologici di Fimaa Italia-Confcommercio, ribadendo la propria contrarietà alla decisione del ministero dell’Agricoltura di dare attuazione alle CUN del grano duro passando dal regime sperimentale al regime ordinario già dal primo gennaio 2026. Le Commissioni Uniche Nazionali operano nel rispetto del decreto direttoriale 31 marzo 2017 n° 72 del ministero delle Politiche Agricole, adottato di concerto con il ministero dello Sviluppo Economico.

“Alcuni operatori ritengono che le Commissioni siano il giusto strumento per portare trasparenza e combattere prezzi troppo bassi – commenta Stefano Pezzoni, Responsabile Organizzativo dei Mediatori Merceologici di FIMAA Italia – ma commettono un grave errore. Una Commissione che si prefigge lo scopo di imporre i prezzi invece di rilevarli tradisce il mercato, anche perché in questo processo non coinvolge gli operatori interessati, dai mediatori ai commercianti. Inoltre, il mercato risente di dinamiche globali, dell’import e della tempestività delle decisioni: le CUN non saranno mai in grado di influenzarlo”.