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Ultimo aggiornamento: 16:29

“Mamma, sono stato fatto prigioniero. Non guardare la TV mamma, qui non ci sono nazisti. Mamma, perché è la guerra chiamata ‘operazione speciale’?”. Questo è il ritornello del brano Mama, Don’t Watch TV della band Pussy Riot. Lo scorso settembre, le componenti del gruppo sono state condannate in contumacia per aver diffuso “false informazioni” sull’esercito russo. I magistrati, per corroborare le loro motivazioni, hanno citato sia il brano in questione, che la protesta avvenuta nel 2024 al museo Pinakothek der Moderne di Monaco, durante la quale le Pussy Riot hanno scandito slogan contro la guerra e hanno definito il presidente Vladimir Putin un “criminale di guerra”, mentre un membro della band ha urinato sul ritratto del leader del Cremlino.

Ma non è bastato. Da qualche ora, Pussy Riot per le autorità russe è una sigla inserita nell’elenco delle “organizzazioni estremiste” che hanno il divieto di svolgere attività in Russia. A stabilirlo è stato il tribunale distrettuale di Tverskoy (Mosca) che ha accolto la richiesta del viceprocuratore generale della Federazione Russa. Da questo momento, chiunque sia associato alle azioni di Pussy Riot potrà essere perseguito penalmente. Lapidario il commento delle protagoniste: “Questi idioti ci lavorano da anni, almeno dal 2012”.