Primo rinvio alla Corte costituzionale di una norma del decreto Sicurezza. La Gip del Tribunale di Brindisi ha sollevato la questione di legittimità costituzionale dell’articolo 18 del provvedimento, nella parte in cui vieta «l’importazione, la cessione, la lavorazione, la distribuzione, il commercio, il trasporto, l’invio, la spedizione, la consegna, la vendita al pubblico e il consumo di prodotti costituiti dainfiorescenze di canapa (cannabis sativa), anche in forma semilavorata, essiccata o triturata, nonché contenenti tali infiorescenze, compresi gli estratti, le resine e gli olii da esse derivati».

I fatti

La vicenda riguarda un sequestro di canapa, destinata ad aziende italiane, all’interno di due camion di nazionalità bulgara, eseguito dalla Guardia di Finanza nel dicembre 2024. Nel maggio 2025 la Procura ne aveva ordinato la distruzione, spiegando che le disposizioni introdotte dal decreto Sicurezza estendono l’ambito di applicazione della confisca «ai derivati della coltivazione della cannabis della specie sativa, anche a prescindere da un comprovato effetto stupefacente della sostanza».

Gli indagati si sono opposti al decreto di distruzione e i difensori hanno chiesto al giudice di sollevare la questione di legittimità costituzionale. La gip l’ha accolta e ha sospeso il procedimento, ritenendo la norma in contrasto con gli articoli 77, 13, 25, 27, e 117 della Costituzione.