Sostegno all’assistenza sanitaria e a quella domestica, accesso a strutture specialistiche. I fabbisogni legati all’invecchiamento sono molteplici. Ma chi può davvero usufruirne? E secondo quali condizioni e regole? Parallelamente ai bisogni dei lavoratori anche il contesto normativo si è evoluto in linea con essi. Il risultato è un corpus complesso e articolato che permette ai datori di lavoro di garantire pacchetti sempre più compositi.

La normativa di riferimento

Cominciamo dal quadro di riferimento. Ora, serve fare un passo indietro e ricordare che il legislatore, nel 2015, ha ritenuto opportuno, a seguito delle mutate esigenze sociali dei lavoratori, rivedere le lettere f) ed f-bis) dell’articolo 51, comma 2 del Testo Unico delle Imposte sui Redditi (Tuir) e, contestualmente, aggiungere la lettera f-ter con il comma 190 dell’articolo 1 della Legge 208 del 2015 (Legge di stabilità del 2016). Si tratta di un passaggio, quest’ultimo, importante perché attraverso questa nuova disposizione è stato previsto che non concorrono a formare reddito da lavoro dipendente le somme e le prestazioni erogate dal datore di lavoro alla generalità o a categorie di dipendenti per la fruizione dei servizi di assistenza ai familiari anziani o non autosufficienti indicati dal Tuir. La norma ha chiaramente la finalità di agevolare la gestione dei carichi di cura familiari e, di conseguenza, di migliorare la conciliazione delle esigenze della vita personale e familiare del dipendente con quelle lavorative, mediante la completa detassazione, da cui consegue la totale non imponibilità ai fini contributivi sia per il lavoratore sia per il datore di lavoro, delle prestazioni di assistenza per i familiari anziani o non autosufficienti, erogate anche sotto forma di rimborsi spese.