Si allarga, con l'area che fa capo al presidente Stefano Bonaccini, la maggioranza del Pd che sostiene Elly Schlein.

La relazione della leader dem viene approvata in assemblea con 225 voti a favore e 36 astenuti.

Sono gli ultra-riformisti, la nuova minoranza interna che - nell'evento del 24 ottobre a Milano - ha divorziato dall'ex presidente dell'Emilia Romagna e dalla sua corrente "Energia Popolare". Il loro non è un voto contrario alla segretaria ma le critiche mosse pubblicamente alla leadership del partito sono puntute: "Il confronto è carente". Schlein, da parte sua, rivendica un "partito più unito e compatto" che è cresciuto in consensi negli ultimi anni.

"E' finito il tempo delle divisioni e dei litigi. Continuerò ad essere la segretaria di tutti". Poi una risposta ai detrattori: "Non c'è mai stata la volontà di reprimere il confronto" interno, "veniamo da tre anni particolari in cui abbiamo avuto scadenze elettorali" ravvicinate, "ci siamo trovati schiacciati. Discutere è la nostra forza", tende la mano.

Bonaccini, che alle scorse primarie fu il principale sfidante di Schlein convogliando i voti di tutti i riformisti, in assemblea annuncia: "Sui temi vorrei essere io maggioranza. L'anomalia è il correntismo esasperato. Visto che l'obiettivo da oggi è vincere le prossime elezioni - afferma - diamo una mano".