Giorgia Meloni trova un testimonial d’eccezione: Gianluigi Buffon. L’ex portiere di Parma e Juventus, ora capodelegazione della Nazionale, ieri ha partecipato ad Atreju, la kermesse di Fratelli d’Italia a Roma, insieme al ministro dello Sport, Andrea Abodi. E prima di salire sul palco, ha dato il suo endorsement alla presidente del Consiglio: «Giorgia Meloni sta rappresentando, penso nel modo migliore, la nostra Nazione. Insomma, sta governando da tanto e questo è un grandissimo risultato».

Buffon si è poi concentrato sulle sfide del futuro, che si riassumono in una sola parola: Mondiale. «Andarci sarebbe una magia per tutto il Paese, uno di quei pochi eventi capaci di unire l’Italia. La mia fortuna non è stata tanto quella di viverlo da protagonista, ma da tifoso. Rimpiango quando ero tifoso da ragazzo e seguivo l’Italia ai Mondiali. La qualificazione al torneo, però, è il raccolto. Prima c’è la semina: «Quando c’è crisi di talento non bisogna pensare all’immediato. Il talento è un qualcosa che non forgi o crei nel giro di un anno o due, c’è dietro un percorso, una visione che parte 10-15, anche 20 anni prima. Se tra 10-15 anni vogliamo tornare ad avere un certo tipo di talento bisogna mettere le mani alle zone più delicate in cui il talento viene scoperto e forgiato. L’età di base: 6-13 anni e 7-14 anni. Sono gli anni in cui si riesce a sprigionare e mettere a disposizione degli altri il proprio talento. È chiaro che vada intercettato e forgiato». Quello, purtroppo, che è obiettivamente mancato in questi anni, dove bisogna fare i conti con la concorrenza di altre discipline che sono in ascesa: «Ci sono tantissimi sport (in primis il tennis) che stanno catalizzando le attenzioni delle nuove leve. Nel calcio dobbiamo essere bravi e capaci, anche utilizzando metodologie diverse, affinché questi ragazzi possano sprigionare la loro indole e la volontà di essere campioni».