Che cosa unisce Patricia Urquiola e Chiara Valerio? Il bisogno di creare ogni giorno, senza mai rinunciare al gioco. “Perché ci rende umani”, dice la scrittrice. Come l’errore, che per l’architetta e designer “è un grande compagno del progetto”

di Luca Molinari

Una grande progettista internazionale che non ha mai scelto la strada più scontata né seguito la linea retta. E una scrittrice che con le parole (e l’imprevisto) costruisce sempre nuovi teoremi da superare. Sul palco di opendoor, durante la Design Week di Milano, Patricia Urquiola e Chiara Valerio hanno spiegato perché il gioco è fondamentale in ogni processo creativo. E soprattutto perché non dobbiamo avere paura degli errori.

LM Quanto è importante per voi giocare?

CV “In Letteratura come menzogna, Giorgio Manganelli ci ricorda che “il fine ultimo di ogni nostra maledizione è perdersi nel gioco”. La prima ragione è che, presupponendo una comunità, questo ci rende umani. Anche quelli solitari hanno regole, che possono essere smontate e rimontate, ma devono essere sempre condivise. Per questo aiuta a conoscere sia se stessi, sia gli altri. Tutti i miti fondativi, in fondo, hanno a che fare in qualche modo con il gioco. Pensate al grandissimo scherzo che fa il Padreterno mettendo la mela nel giardino dell’Eden e pensate al grandissimo scherzo che fa Eva cogliendola. E qual è la prima cosa che facciamo fuori dal Paradiso terrestre? Ci vestiamo, cioè progettiamo oggetti. Quindi, per tornare a Manganelli, il gioco sostanzialmente coincide con l’essere umano fuori dal racconto dell’eternità”.