«Un furto puro e semplice, non resterà impunito. La nostra risposta non tarderà ad arrivare». Viene dalla portavoce del ministero degli Esteri russo, Maria Zakharova, la reazione ufficiale alla decisione dell’Unione europea di congelare a tempo indeterminato gli asset russi. Per il Cremlino, il blocco di oltre 200 miliardi di euro, depositati quasi tutti in Belgio, è una linea rossa che l’Europa avrebbe pericolosamente varcato.

«La cessione dei nostri beni sovrani senza il consenso della Federazione Russa viola gravemente il diritto internazionale - attacca Zakharova - Così l’Ue mina gli sforzi di pace del presidente Trump». Mosca si presenta come vittima di un abuso giuridico. Lo fa mentre nei territori ucraini occupati applica una logica opposta e brutale: la tabula rasa amministrativa e patrimoniale per espropriare i cittadini ucraini. I legittimi proprietari sono chiamati a rientrare in zone di guerra e a registrarsi presso le nuove autorità; chi non lo fa rischia di perdere tutti i suoi beni, dichiarati “abbandonati” e quindi requisibili.

È il paradosso di questa fase della guerra: Mosca denuncia la violazione del diritto internazionale nell’Ue mentre sul terreno riscrive confini, diritti e proprietà con decreti e occupazione militare. L’emblema è Zaporizhzhia, la centrale nucleare di cui Putin vuole appropriarsi a ogni costo. È difficile che la Russia arrivi a uno scontro frontale con l’Ue. Le leve “dure” a disposizione del Cremlino sono poche. La ritorsione più probabile è quella asimmetrica: la guerra ibrida mirata a infrastrutture critiche come cavi sottomarini, reti elettriche, nodi logistici per alimentare una percezione di vulnerabilità nelle opinioni pubbliche europee. Poi c’è il fronte cyber: possibili attacchi a pubbliche amministrazioni, ospedali, trasporti, finanza e media. E c’è, infine, la carta giudiziaria e finanziaria. La Banca di Russia ha avviato un’azione legale contro Euroclear in un tribunale di Mosca, inaugurando una stagione di cause, sequestri simbolici e pressioni di rimbalzo sugli asset occidentali rimasti in Russia. Il dossier potrebbe arrivare fino al Palazzo di Vetro, all’Onu, mentre la partita resta aperta a Bruxelles. Il congelamento a tempo indeterminato degli asset è stato approvato a maggioranza qualificata, ma l’uso concreto dei beni è oggetto di negoziato tra i Ventisette, in vista del Consiglio europeo di giovedì e venerdì. Ungheria e Slovacchia hanno votato contro il rinnovo del blocco, mentre altri Paesi hanno chiarito che un eventuale utilizzo dovrà essere deciso a livello politico dai leader (l’Italia è tra questi).