«Glielo dico senza giri di parole: questa commissione parlamentare è puro ossigeno». Quello di Maria Rita Gismondo, virologa, infettivologa, microbiologa, due lauree e un curriculum che prenderebbe (da solo) mezza pagina, è un nome che i lettori di Libero ricordano sicuramente da quegli anni là, quelli bui, quelli dei lockdown di massa e della pandemia diventata pandemonio.

Gismondo, allora, guidava il laboratorio delle Bioemergenze dell'ospedale Sacco di Milano: oggi fa la consulente per il ministero della Salute ed è appena rientrata da “Atreju”, la manifestazione romana di Fratelli d'Italia. «Ma lei se lo ricorda?», continua, «non si poteva parlare, non si poteva discutere, soprattutto non si poteva criticare la gestione di quel che stava succedendo. Questa commissione è uno squarcio dentro al muro di amianto che è stato eretto nel 2020».

Professoressa Gismondo, lei è stata anche audita dalla commissione un mesetto fa. Adesso cosa dobbiamo aspettarci?

«Lo scopo della commissione è far emergere tutto quello che io chiamo “fango” e che è stato sommerso per anni. Certamente una commissione parlamentare non ha il compito né di giudicare né di condannare. La magistratura potrà, semmai, in qualche modo, curiosare tra le carte che stiamo discutendo e trarre le sue conclusioni. Eventualmente agire di conseguenza. Ma è un altro discorso».