Non è guarito, ma sta meglio. Rompendo ogni protocollo e andando contro qualsiasi tradizione, re Carlo III guarda dritto in faccia le telecamere della tv britannica e dà aggiornamenti sulla sua malattia.
Diagnosticato nel febbraio del 2014, il cancro del re è diventato un fatto pubblico, una materia sulla quale definire il suo breve regno che si interporrà tra l’eterna Elisabetta II ed un futuro molto incerto per la monarchia.
A maggior ragione, forte della volontà di dare un senso alla corona e di farlo nel più nobile dei modi, Carlo III ha deciso di parlare apertamente del cancro che gli è stato diagnosticato mentre si trovata alla London Clinic di Marylebone, per esercitare tutto il potere che gli resta e aiutare i suoi sudditi, distratti, a sviluppare una maggiore consapevolezza.
“Oggi posso condividere con voi la buona notizia che, grazie alla diagnosi precoce, all’intervento efficace e all’adesione alle prescrizioni mediche, il mio programma di cure oncologiche potrà essere ridotto nel nuovo anno”. Il messaggio è stato registrato un paio di settimane prima nella sua residenza londinese di Clarence House, a pochi passi da Buckingham Palace.
Seduto accanto a fiori e lampade, con la luce che filtra dalle finestre alle sue spalle, Carlo III ha mantenuto un tono rassicurante, da saggio che può parlare a ragion veduta perché è tutto scritto sulla sua pelle, forgiato dalla sua stessa vita. La malattia è diventata il canale per dialogare in maniera più onesta e diretta con il suo popolo, la decisione di non rivelare mai quale forma di tumore lo abbia colpito è stata consapevole, per abbracciare tutti i malati, senza creare una categoria diversa dalle altre.












