Ventotto milioni di utili, a fronte di 3,8 miliardi di ricavi. L’utile netto delle fonderie italiane, quasi azzerato, è la sintesi delle difficoltà competitive del settore. Stretto tra costi dell’energia elevati, un mercato mediamente debole, clienti verso cui è complicato aumentare i prezzi in presenza di una concorrenza estera spesso più conveniente. Morsa competitiva che si traduce non solo in una discesa delle vendite ma anche in una contrazione preoccupante della marginalità.

L’analisi effettuata dall’ufficio studi di Assofond su un campione significativo della categoria vede infatti per questi indicatori la caduta ai minimi dal periodo pre covid. Per la redditività complessiva (Roe), si tratta di una retromarcia di quasi l’80%, portando il livello all’1,6% del patrimonio netto, il minimo da sei anni a questa parte. Ma in discesa sono in realtà tutti gli indicatori, tenendo conto ad esempio di una redditività sugli investimenti della gestione caratteristica che si riduce al 2,8% (-59%), anche in questo caso ai minimi dal 2018, così come in discesa al 2,3% è la marginalità sulle vendite. Stessa sorte per il rapporto tra margine lordo e vendite (Ebitda), in forte riduzione all’8,8%, oltre due punti in meno rispetto all’esercizio precedente. L’anno è difficile in particolare per le fonderie di ghisa, comparto che mostra i risultati più critici, registrando una perdita globale di 16 milioni, con un Roe negativo (-1,9%) e un Roi nullo.