La Gorizia DAG Digital Art Gallery nasce in un luogo speciale: la Galleria Bombi, che se ne sta nel cuore della città friulana e che un tempo, durante la Prima Guerra Mondiale, veniva usata come rifugio per ripararsi dalle bombe. Gorizia, città di confine, un tempo era tagliata in due da un muro che la divideva da Nova Gorica, la parte della città edificata negli anni Cinquanta, al tempo sotto amministrazione della Jugoslavia. Dal 2004 il “muro di Gorizia” non esiste più: Nuova Gorica oggi appartiene alla Slovenia e a Gorizia si ricorda il confine tra i due stati con una piastra metallica commemorativa che chiunque passa di lì fotografa. Quest’anno le due città divise, Gorizia e Nuova Gorica, sono state, insieme, Capitale europea della Cultura. È quindi ancor più significativo che al termine di questo anno speciale si apra un progetto artistico così innovativo: un percorso fisico di 300 metri, di cui 100 totalmente rivestito da LED di ultima generazione, per un totale di mille mq di superficie digitale.A inaugurare la Gorizia DAG Digital Art Gallery – il 16 dicembre - sarà il più geniale, bravo e riconosciuto media artist: Refik Anadol. Anadol, 40 anni, turco-americano, da decenni lavora con l’arte digitale esponendo in tutto il mondo (MoMa di New York incluso) ha pensato per Gorizia un Data Tunnel di grande impatto.Fabrice Gallina 2025Lo abbiamo visto in anteprima – nella presentazione video che l’artista ha mostrato alla stampa – e il risultato è quello di un flusso visivo continuo “che trasforma la galleria in un organismo digitale vivo”, per usare le parole dell’artista. Data Tunnel occuperà gli spazi di DAG per un anno, trasformando l’ex rifugio antiaereo in una soglia tra memoria e futuro: passeggiare nel tunnel è un’esperienza multisensoriale (vorremo usare l’aggettivo “immersivo” se non fosse così logorato dall’uso) tra luce, suono e immagini generate dalla natura. La creazione si basa infatti sul Large Nature Model, un modello di intelligenza artificiale sviluppato dallo studio di Anadol e addestrato su milioni di immagini ambientali e dataset provenienti da musei e archivi scientifici internazionali (come la Smithsonian Institution e il Natural History Museum di Londra). In questo contesto, i dati diventano “pigmento, memoria e materia visiva”, generando forme organiche in trasformazione che mettono in scena il rapporto tra natura, tecnologia e percezione.Nei giorni scorsi abbiamo incontrato Rekif Anadol in una round-table aperta ad alcuni giornalisti, per capire meglio questo affascinante progetto. Ecco alcune suggestioni che ha condiviso con Wired Italia, collegandosi dal suo studio di Los Angeles con il sorriso sempre stampato in faccia, gli occhialetti rotondi e quell’aria da ragazzino priva degli atteggiamenti posh di tante altre artistar del suo campo.Fabrice Gallina 2025La mia è arte pubblicaIl mio lavoro è molto diverso da quello di molti artisti di AI. Con il mio team addestro i nostri modelli di IA a Los Angeles solo con dati open source. Sono felice ora di realizzare a Gorizia un progetto unico al mondo: non esiste un luogo fisico così grande e importante trasformato in spazio di arte digitale pubblica. Sono convinto che l'arte sia più stimolante quando non è solo in un museo o una galleria, ma ovunque. Qui siamo in una specie di corridoio, lo immagino come un “tunnel europeo della cultura", realizzato dall’AI che in questo momento è lo strumento creativo più importante che abbiamo per le mani.Si può usare l’AI eticamenteSe osserviamo le ricerche e le analisi sull'AI in questo momento, c'è molta preoccupazione sulla provenienza dei dati e anche su come l'AI viene addestrata. Ci domandiamo: è amica della natura? Sta usando energia sostenibile? Sta usando i set di dati giusti? Sono domande lecite, sono quelle che anche io mi pongo tutti i giorni. Questo progetto è un momento molto importante per capire come l'IA possa essere usata eticamente. Abbiamo scelto questo tema non casualmente: crediamo che la natura possa unirci, perché è molto più longeva dell'umanità. Abbiamo bisogno della natura per sopravvivere come esseri umani e per questo dobbiamo proteggerla. A proposito, e lo dico senza provocazione, per me la natura è una forma di AI che non conosciamo ancora!Fabrice Gallina 2025La natura al centro del progettoMilioni di immagini prendono forma nel tunnel grazie a una tecnica pittorica che chiamiamo data painting, pittura di dati. Non esiste però un unico punto di vista, un’unica prospettiva su questo paesaggio naturale-digitale: entrare nel tunnel non è come accostarsi a uno schermo 2D. L'architettura tridimensionale prende il sopravvento: la tela fisica su cui può dipingere la pittura digitale è grande e l’algoritmo sa adattarsi allo spazio. Per questo mi piace dire che con Data Tunnel abbiamo realizzato una data sculpture, una scultura digitale di dati naturali, più che una pittura: le persone camminano nel tunnel e si trovano immersi in questo nuovo ambiente, con un paesaggio sonoro che riecheggia i suoni della natura.Viviamo in un nuovo RinascimentoNon si può capire cosa stiano facendo senza pensare al Rinascimento, il momento più importante dell'umanità. È la prima volta che abbiamo l'AI nella nostra vita ed è un momento interessantissimo, di grandi cambiamenti. Il mio motto: non perdere mai di vista la storia passata, ma immagina sempre il futuro.Il dato è il mio pigmentoPer me il dato è un pigmento: è un pigmento che creiamo. Come artista, ho raccolto i dati necessari con il team: ad esempio, abbiamo viaggiato in 16 foreste pluviali, su ghiacciai, in tutto il mondo per ottenere maggiori informazioni dalla natura. Restituire alla comunità e in questo modo queste informazioni è importante perché i dati rappresentano una grande sfida per i ricercatori, in quanto è difficile trovare buoni dati su alcuni argomenti, specialmente dati open source. Una volta che raccogliamo i dati (li scarichiamo o li prendiamo viaggiando con telecamere, microfoni, scanner LAR, droni), creiamo un algoritmo e poi addestriamo l’AI, che è un lavoro molto impegnativo e sfidante. In un progetto come quello di Gorizia, con uno schermo tecnologicamente avanzato con milioni di pixel, bisogna trovare un algoritmo che comprenda l'intera architettura del tunnel: l'intera catena di produzione artistica richiede tempo ed è lì che accade l'arte, perché ogni artista usa un suo modello di AI. L'opera d’arte è unica e non replicabile.Troviamo l’umano nel non-umanoCredo che il futuro stia nella collaborazione uomo-macchina e personalmente, come artista, in questa collaborazione provo gioia e ispirazione. Alcune persone non sanno molto sull'AI e pensano che un artista digiti qualcosa e faccia accadere cose magiche… Le mie opere invece sono frutto del duro lavoro, mio e del mio team: siamo 20 persone da 10 diversi Paesi, Italia inclusa. Lavoriamo sodo per ogni opera: a volte ci vuole un anno solo per pulire e recuperare i dati di cui abbiamo bisogno. Quindi non ci sono scorciatoie, non c'è nessun pulsante magico che con un clic che fa apparire l'arte digitale. Il nostro è un lavoro profondamente emotivo: entra in gioco la nostra sensibilità quando stabiliamo i colori, quando ragioniamo sui suoni ed elaboriamo la nostra estetica dei dati. Maneggiare l’AI è una grande possibilità ma richiede responsabilità: di questo sono consapevole. Nel mondo in questo momento assistiamo a guerre e divisioni, ma attraverso progetti come questo possiamo ancora portare ispirazione, gioia e speranza.Fabrice Gallina 2025