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I racconti delle testimonianze degli orrori subiti dai civili nel conflitto tra Mosca e Kiev non possono lasciare indifferenti, soprattutto se li si deve tradurre affinché tutti possano sapere ciò che accade nel Paese invaso

I racconti su cosa sta succedendo in Ucraina non si limitano alle testimonianze dei soldati al fronte o ai rapporti sulla situazione bellica, presentati da ufficiali, generali e presidenti. Come in ogni conflitto, a finire sulla linea di tiro sono soprattutto i civili, che hanno deciso di rimanere nei loro villaggi e nelle città nonostante l'avanzata dell'esercito di Vladimir Putin. Le loro testimonianze si stanno diffondendo nel nostro Paese e non solo, provocando la commozione di chi, per primo, deve tradurre queste storie.

Questa mattina, al Senato, si è tenuta una conferenza stampa a cui ha partecipato la regista Alisa Kovalenko, membro della European Film Academy e della Ukraine Film Academy, che ha curato il film "Traces", un lungometraggio che racconta le storie di sei donne sopravvissute a violenze sessuali. "Mi ricordo la donna più anziana della nostra comunità, un'insegnante che viene da uno dei villaggi di Kherson", ha detto la traduttrice, trasponendo in italiano le parole della regista. La sua voce, quasi immediatamente, si è rotta. "Durante questo incontro con un russo, lui le ha spaccato tutti i denti, le ha rotto le ossa, le ha tagliato la pancia, l'ha violentata, le ha rubato la bici e le ha lasciato come ricordo una pallottola". Un racconto tremendo, sintesi della brutalità del conflitto e a cui nessuno può rimanere indifferente, soprattutto se è chi deve esprimerlo a voce alta, rendendolo, come si suol dire, reale anche per chi non ha vissuto questi orrori. La traduttrice, visibilmente scossa, si è anche scusata per la sua reazione. E non è stato l'unico caso.