Per qualcuno è il riformatore che ha rimesso in ordine i conti della Fia. Per altri, il leader granitico che ha trasformato la Federazione in una cittadella fortificata, impermeabile al dissenso. Di certo Mohammed Ben Sulayem al posto dell’uscente Jean Todt, rieletto oggi a Tashkent (Uzbekistan) per un secondo mandato quadriennale, non lascia indifferenti. Il presidente emiratino, al timone dal dicembre 2021, è stato confermato dall’Assemblea generale. Una rielezione annunciata, perché unico candidato alla presidenza, sostenuta da un largo fronte di appoggi: 36 membri di lingua spagnola e tutti gli 11 presidenti delle federazioni sudamericane avevano espresso pubblico sostegno alla sua candidatura già nelle settimane precedenti al voto.

La nota ufficiale della Fia parla di “un processo solido e trasparente, coerente con i principi democratici della federazione”, sottolineando come sotto la presidenza Ben Sulayem l’organizzazione abbia attraversato un ciclo di rinnovamento che ha portato al risanamento dei conti — dal -24 milioni del 2021 ai +4,7 del 2024 — al rafforzamento degli audit esterni e alla modernizzazione della governance. Parallelamente, la Federazione ha ampliato le proprie funzioni commerciali, sviluppato programmi regionali e incrementato il lavoro su sicurezza, mobilità sostenibile e trasporti del futuro.