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Genova, 12 dic. (askanews) – Moby Dick è uno dei grandi romanzi dell’umanità, un capolavoro anomalo e unico, che proprio per queste caratteristiche ha creato una mitologia, tanto evidente quanto inafferrabile e molteplice. Con lo stesso spirito Palazzo Ducale a Genova e la sua direttrice Ilaria Bonacossa hanno immaginato una mostra che ripercorresse nei secoli questo mito: sfida enormemente affascinante, ma complessa, che ha portato a un risultato avvolgente, sempre diverso, imprevedibile e, alla fine, riuscito, soprattutto nell’essere aperto e senza pretese di risposte definitive. Potremmo dire perfetto nel suo essere, ontologicamente, solo perfettibile.
“Io avevo in testa non l’estetica della mostra, ma il racconto – ha detto la direttrice ad askanews – cioè il fatto che si partisse dal libro e come il libro, che è pieno di incisi, che continua a andare fuori tema, la mostra doveva fare questo per aver forza, cioè non illustrare il romanzo, ma usare tutti i temi del romanzo facendoli propri perché il romanzo in realtà è veramente moderno e volendolo leggere in chiave ancora più contemporanea è forse anche una metafora dell’America di oggi, che a forza di volere e di non ascoltare finisce a picco”.







