Manovra, la cedolare secca sugli affitti brevi tornerà al 21% per il primo immobile

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Ieri il ministro dell'Economia, Giancarlo Giorgetti, ha incontrato la presidente della Bce, Christine Lagarde, a Bruxelles a margine dell'Eurogruppo. Si è chiuso così, rilevano fonti politiche, uno dei dossier più spinosi che ha agitato il rapporto tra Roma e Francoforte: quello sulle riserve auree di Bankitalia, diventato oggetto di un emendamento alla manovra e di un confronto tra governo e Eurotower.Il ministro dell'Economia è arrivato al faccia a faccia forte della lettera inviata alla presidente della Bce (nello strappo) con la quale aveva spiegato che la riformulazione dell'emendamento sulle riserve auree «è volta a chiarire nell'ordinamento interno che la disponibilità e gestione delle riserve auree del popolo italiano sono in capo alla Banca d'Italia» e che la nuova versione del testo «è il frutto di apposite interlocuzioni» con la stessa via Nazionale. Il messaggio è semplice: tutto chiarito, nessuna volontà di minare indipendenza o prerogative dell'istituto centrale. Un documento interno di Fdi ha inoltre rimarcato come «non è vero che non serva a nulla affermare che la proprietà delle riserve auree di Bankitalia è del popolo italiano» segnalando come il capitale di Palazzo Koch sia detenuto anche da soggetti privati riconducibili a gruppi stranieri. Nel frattempo Giorgetti, sempre a Bruxelles, ha presentato anche la candidatura di Roma a sede della costituenda Autorità europea delle Dogane (Euca).Chiuso il capitolo europeo, il governo accelera sulla manovra. Le riformulazioni depositate al Senato ridisegnano alcune delle misure più discusse. Sul fronte degli affitti brevi, viene riportata al 21% la tassazione per il primo appartamento (anche in caso di utilizzo di piattaforme come Airbnb) sulla prima casa concessa in locazione, resta al 26% sulla seconda e viene introdotto l'obbligo di partita Iva dal terzo immobile. La norma produce un effetto positivo dal 2026 in termini di maggior gettito di cedolare secca (37,8 milioni in complesso) ma nel 2027 produce -127 milioni e -100 milioni a regime dal 2028 poiché il maggior incasso Irpef da chi va in regime imprenditoriale non compenserà il minore introito dell'aliquota agevolata. Viene poi soppressa dal testo la parte della norma che vietava la compensazione dei contributi previdenziali, mantenendo solo la riduzione da 100mila a 50mila euro del limite dei debiti che impediscono l'accesso alla compensazione.