In un continente che ha inventato la grandeur – pensate a Versailles, alla Torre Eiffel, alle autostrade tedesche che sfidano l'infinito, al Lingotto di Torino con la pista sul tetto – l'ultima frontiera della salvezza industriale pare essere la miniaturizzazione.
Bruxelles sta per partorire una proposta che suona come un inno al piccolo, al modesto, al contenuto. Auto elettriche "Made in Europe", leggere come piume che godranno di bei privilegi: parcheggi riservati, norme alleggerite, sovvenzioni generose. Tutto per tenere a bada l'orda cinese, quei veicoli elettrici a basso costo che piovono dall'Oriente come una grandinata di opportunità per i consumatori, ma come un flagello per i nostri colossi automobilistici.
Il Financial Times spiega in anteprima che questa nuova categoria di auto, battezzata con un vezzeggiativo francofono "Sejournette" in onore del commissario Stéphane Séjourné, dovrebbe alleviare la pressione su un'industria sotto assedio. Da una parte i dazi americani, che trattano l'Europa come un vassallo un po' scomodo; dall'altra la domanda stagnante, perché chi ha voglia di cambiare auto quando il mondo brucia e i portafogli fumano? E poi loro, i cinesi, con le loro batterie infinite e prezzi da discount.









