VENEZIA - È come il primo giorno di scuola, ci sono i "remigini" che devono scoprire tutto e ci sono i "ripetenti" che conoscono anche i segreti più remoti del Palazzo. Però nessuno si bea, perché nel giorno in cui iniziano le operazioni di "accreditamento" dei 51 consiglieri regionali del Veneto post elezioni di novembre non ce n'è uno che sappia cosa lo attenderà. Entrerà a far parte della corte del neo governatore Alberto Stefani? Diventerà capogruppo? Resterà consigliere semplice? Nessuno sa niente.
O, forse, uno sì: Luca Zaia che entra a Palazzo Ferro Fini a metà pomeriggio, si mette in posa davanti all'albero di Natale e ai cronisti confessa di non provare nessuna nostalgia per Palazzo Balbi: «Ho l'impressione che altri siano più nostalgici», ammicca. Tutti continuano a chiamarlo presidente e una ragione c'è: continuerà a esserlo, anche se non della giunta, ma del consiglio regionale. Gli altri papabili per i posti di comando nei due palazzi affacciati sul Canal Grande incrociano le dita: la vecchia storia di chi entra da papa in conclave e ne esce cardinale. «Decide il presidente Stefani», ripete alle telecamere Sonia Brescacin. «Preferirei non essere messo nel totogiunta», sospira un evidentemente scaramantico Francesco Calzavara, nerissimo di esotica abbronzatura. Riccardo Barbisan, rimasto fermo un giro nel 2020 per la vecchia storia del bonus Covid, ammette: «Sì, sono un po' emozionato, ma non come la prima volta». Rilassate come da tempo non le si vedeva, ecco le votatissime ex assessore Manuela Lanzarin ed Elisa De Berti. E poi Roberto Marcato, altro recordman di preferenze.






