Il Centro Pecci di Prato, dedica al fotografo la mostra “Polaroid ‘79-’83”, istantanee che raccontano epifanie domestiche
di Germano D’Acquisto
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Anzi la mano chi si sarebbe mai aspettato che il ritorno più dirompente di Luigi Ghirri potesse passare da un’immagine che si sviluppa in un minuto. E invece il Centro Pecci di Prato dedica a lui Polaroid ’79-’83, la prima mostra istituzionale italiana interamente costruita sull’istantaneità: un cortocircuito perfetto per il fotografo che ha trasformato la lentezza dello sguardo in una forma di pensiero.
Eppure, nelle Polaroid Ghirri sembra liberarsi: gioca, sposta oggetti come pedine di una geografia mentale, mette in crisi la realtà con una leggerezza quasi sovversiva. Sedie comuni diventano architetture metafisiche, paperelle di legno navigano su liquidi disegnati, pianoforti minuscoli si appoggiano su mappe come fossero coordinate emotive. È il Ghirri più imprevedibile: non meno rigoroso, solo più disponibile al rischio dell’incertezza.






