PADOVA - Il delitto del lungargine Buschetto resterà un giallo. La Procura ha infatti chiesto l'archiviazione del caso per mancanza di prove. Gli uomini della Squadra mobile avevano sequestrato, sulla scena del crimine, una corda utilizzata dai carnefici per immobilizzare Oualid Khlifi, tunisino di 39 anni, prima di finirlo a coltellate. Ma su quel reperto non è stata trovata alcuna traccia di dna utile alle indagini per individuare i colpevoli. Inoltre non ci sono testimoni del delitto e le telecamere della videosorveglianza installate nella zona non hanno ripreso nulla di probante. Gli inquirenti hanno anche ascoltato il tossicodipendente che in auto ha accompagnato lo straniero sul lungargine Buschetto. Il tunisino, forse in cambio di qualche dose, lo avrebbe sfruttato come un tassista. Ma quella sera, dopo il passaggio al 39enne, se ne è andato e non ha visto o notato nulla di strano.

Oualid Khlifi, la notte tra sabato e domenica 5 marzo del 2023, è stato ucciso a coltellate da due uomini. Molto probabilmente da due suoi connazionali. Lo hanno massacrato con una ventina di fendenti. Uno lo avrebbe afferrato per le spalle, legandogli i polsi, e il complice avrebbe infierito senza pietà. Lo straniero, come emerso dall'autopsia effettuata dal medico legale Alberto Furlanetto, ha riportato ferite sul petto, sul collo e anche sulla schiena. Nei polmoni non è stata trovata acqua, per cui quando è caduto nel fiume Bacchiglione era già morto. Gli uomini della Squadra mobile, coordinati dal pubblico ministero Sergio Dini titolare delle indagini, hanno provato attraverso la polizia Scientifica ad analizzare i due telefoni cellulari della vittima. Ma gli apparecchi sono stati a lungo in acqua e non è stato possibile recuperare i dati.