Oltre al danno anche la beffa. La ragazza belga che la notte dello scorso Capodanno era stata vittima di presunti abusi sessuali non riceverà giustizia. Si chiuderà con una richiesta di archiviazione l’indagine della Procura di Milano sui presunti abusi sessuali, nelle forme delle molestie collettive della taharrush gamea, denunciati da una studentessa di Liegi che si trovava con cinque amici in piazza Duomo per festeggiare l’anno appena concluso.
La ragazza aveva denunciato ai media, e confermato agli investigatori che si erano recati in Belgio, le presunte violenze subite, ma poi non si è fatta più sentire. Lo stesso vale per gli altri testimoni che erano con lei. L’indagine non ha infatti portato ai risultati sperati visto che l’analisi dei filmati delle telecamere di sorveglianza, eseguita dagli uomini della squadra mobile e coordinata dalla pm Alessia Menegazzo e dall’aggiunta Letizia Mannella, non ha dato alcun esito.
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La notte è roba loro. Aspettano il buio e indossano la divisa, tuta acetata, occhiali da sole, marsupio nero, fel...
Il fascicolo a carico di ignoti, per violenza sessuale di gruppo — reato procedibile d’ufficio, anche senza querela — è dunque destinato a essere archiviato. Non solo. All’inizio dell’anno scorso si stava indagando anche su una donna e su una coppia di italiani, una sudamericana e una coppia di inglesi. Ma anche questi casi non hanno avuto riscontro. Un dato allarmante, visto che in tutto le ragazze che hanno riferito delle aggressioni erano otto, e tutte avevano raccontato di uno scenario riconducibile appunto alla cosiddetta taharrush gamea, ovvero un’aggressione sessuale di massa nei confronti di una donna. La giovane aveva raccontato a un quotidiano del Belgio che quella sera «c’era molta confusione, moltissima gente. Siamo stati circondati da tanti uomini, credo fossero 30 o 40. Tutti siamo stati toccati fuori e sotto i vestiti. Non ci hanno spogliati. Non siamo stati buttati a terra e non siamo caduti, anche perché era difficile solo muoversi». Il fattaccio si sarebbe verificato all’ingresso della centralissima Galleria di Corso Vittorio Emanuele. «Quando siamo riusciti a svicolare abbiamo percorso tutta la galleria e all’uscita dall’altra parte» (in piazza della Scala, ndr) «ci siamo rivolti a una poliziotta per raccontarle tutto».






