Quanto accaduto nei reparti di Medicina ad alta intensità e di Medicina di cure intensive dell’Ospedale San Raffaele non può essere considerato un semplice episodio di disfunzione organizzativa. Le criticità emerse sin dal primo giorno di attività della cooperativa esterna – con errori assistenziali potenzialmente gravissimi – impongono una riflessione che riguarda l’intero sistema sanitario.

La sanità non è un ambito lavorativo come gli altri. È un settore in cui la sicurezza del paziente rappresenta la condizione irrinunciabile per qualsiasi scelta gestionale. Applicare in modo meccanicistico paradigmi economico-aziendali a reparti ad alta complessità assistenziale significa correre un rischio che nessun sistema di cura può permettersi. L’episodio del San Raffaele lo dimostra con grande evidenza.

Il ruolo dei professionisti nell’organizzazione

Affidare reparti così delicati a personale esterno senza un adeguato percorso di integrazione e formazione non è solo una scelta discutibile: è un esito quasi inevitabile quando i professionisti interni non vengono coinvolti nella progettazione dei modelli organizzativi.

Come FADOI (Federazione delle Associazioni dei Dirigenti Ospedalieri Internisti) lo ripetiamo da anni: medici e infermieri, che vivono quotidianamente i percorsi clinici, devono essere parte attiva e permanente dei processi decisionali. Conoscono le necessità dei pazienti, le dinamiche reali dei reparti, i punti di fragilità e le risorse indispensabili alla sicurezza. Escluderli significa creare organizzazioni fragili e incapaci di prevenire errori sistemici.