Un gruppo che ha cambiato pelle, da nazionale a “paneuropeo”. Mediaset è ormai uscita dai confini rassicuranti di Cologno Monzese e ha indossato il vestito – piuttosto largo, per la verità – che si cucito addosso com Mfe, Media for Europe, conglomerato televisivo che si estende ormai su sei Paesi, 220 milioni di abitanti e un conto economico che somiglia sempre meno a quello di una “semplice” tv commerciale italiana.

I numeri aiutano a capire la metamorfosi: i collaboratori passano da 5.244 a 13.033; i ricavi da 2,95 a 7,091 miliardi di euro; il risultato operativo da 356 a 729 milioni. È l’effetto combinato delle acquisizioni in Germania e in Portogallo, che si sommano alla presenza storica in Italia e Spagna e alla copertura in Austria e Svizzera.

Pier Silvio Berlusconi, vicepresidente e amministratore delegato di Mfe, lo dice senza giri di parole: «Ora siamo davvero una multinazionale, e siamo l’unica multinazionale italiana nel settore dei media». Una frase che suona insieme come rivendicazione d’orgoglio e messaggio al sistema Paese: nel campo dei media, il giocatore italiano che cerca di sedersi al tavolo dei grandi, oggi, è uno solo.

Il tradizionale incontro con la stampa è l’occasione per fare il punto sull’andamento del gruppo Tv, fresco di acquisizione del controllo di Prosiebensat e dell’entrata nella portoghese Impresa. Ma le tematiche spaziano.