ROMA - C'era una volta il politico che andava in televisione. Quello c'è ancora, eccome, anche se è sempre più attratto dai social. Ora, al contrario rispetto alla tradizione codificata e incrementata dall'invenzione berlusconiana della videocrazia, ci sono il divo tivvù, la celebrity del piccolo e grande schermo, le regine e i reginetti da prima serata e da pomeriggio italiano, che vanno nel palinsesto della politica. Entrano nel format allestito dai partiti (per il momento solo Atreju ma altri imiteranno, e ieri c'è stata l'apoteosi di questa svolta: con lo show di Carlo Conti, Mara Venier, Ezio Greggio e Marco Liorni) e consentono alla politica di prendere esempio dagli show massificati riprendendone i soggetti e i contenuti. Che ribaltamento!

Quelli che andavano ospiti in tivvù, ora ospitano la tivvù. E si identificano perfettamente con essa. Per esempio - e qui è scattato l'applauso più significativo - assumendo il concetto di nazional-popolare contro la cultura politicamente corretta. In questo derby, le quattro star sul palco e l'intero popolo di Atreju, si sono schierate fortemente con la squadra numero uno. Mara Venier: «Pippo Baudo si offese tremendamente, e per un po' lasciò la Rai quando il capo azienda, il socialista Manca, lo definì nazional-popolare. Questa per me non è un'ingiuria, è una medaglia: io sono orgogliosissimamente nazional-popolare». Ovazione in sala. La politica che vuole stare nella gente prende lezioni dalla tivvù che, ma sempre meno, tra la gente ci sta. E Arianna Meloni è in prima fila ad ascoltare, spesso sorridendo, sempre annuendo, i fab four Conti-Venier-Liorni-Greggio.