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Due mesi prima delle elezioni presidenziali americane del 2024 un gruppo di ricerca reclutò per un esperimento oltre duemila elettori, distribuiti più o meno equamente tra chi intendeva votare per Donald Trump e chi per Kamala Harris. Assegnò casualmente a ciascuno di loro il compito di conversare di politica per qualche minuto con un chatbot che era stato appositamente addestrato in modo da sostenere uno dei due candidati. E alla fine di ogni interazione chiese a ciascun partecipante: «se dovessi votare oggi, per chi voteresti?».
I risultati dell’esperimento, pubblicati in un recente studio su Nature, hanno stimolato un dibattito sul rischio che strumenti di intelligenza artificiale sempre più diffusi, come ChatGPT, possano essere utilizzati in futuro per condizionare le preferenze di voto senza che le persone ne siano consapevoli. Il gruppo di ricerca scoprì che tra i partecipanti pro-Harris uno su 35 aveva cambiato idea dopo l’interazione con il chatbot pro-Trump, e tra i pro-Trump uno su 21 aveva cambiato idea dopo l’interazione con il chatbot pro-Harris. Quando i chatbot erano invece allineati alle idee politiche dell’interlocutore, l’interazione rafforzava quelle idee.






