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11 DICEMBRE 2025

Ultimo aggiornamento: 7:43

C’è un momento in cui capisci che sei cresciuto. Non è un’epifania, te ne accorgi dalle piccole cose, un lampione che si accende troppo tardi, una faccia stanca riflessa in un vetro, un’ombra che si allunga senza che te ne renda conto. Una lunghissima ombra – uno degli album italiani più interessanti fra quegli usciti in questo 2025 – di Andrea Laszlo De Simone comincia da qui, da quella consapevolezza che arriva quando il tempo non lo guardi più dall’alto ma lo subisci, come una marea lenta.

Dopo sei anni lontano dalle scene, lo schivo musicista torinese è tornato (e qui lo ribadiamo a chi gli fosse sfuggito) con un’opera che non si limita a essere un disco: è un film, un racconto visivo, una sorta di confessione filmata in differita. Ma più di tutto è una presa di coscienza sonora. Laszlo dà una forma riconoscibile alle proprie crepe. “È un progetto audiovisivo – racconta – in cui ho provato a portare alla luce i pensieri intrusivi, quelli che sono costantemente presenti dentro di noi anche quando stiamo pensando ad altro e che finiscono per proiettare lunghe ombre sulla nostra esistenza”. I testi parlano da soli, e lo fanno sottovoce. Meglio. Laszlo scrive canzoni come si scrivono lettere che non si spediranno mai.